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Hong Kong, come un cinema minore è diventato d'autore.

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Hong Kong, come un cinema minore è diventato d'autore.

Sempre più festival, rassegne e manifestazioni in Occidente,prestano attenzione al cinema di Hong Kong.

Il Cinema di Hong Kong dalle origini ad oggi


Nato nei primi anni del Novecento, ispirandosi all’opera cinese, il cinema di Hong Kong degli inizi non fu un cinema rilevante e nel primo ventenni del secolo, conobbe comunque una battuta d’arresto, per via della produzione delle pellicole in Germania.
 

Una buona occasione per il cinema di Hong Kong, furono gli anni Trenta del Novecento, quando Hong Kong diventò sinonimo di sperimentazione, contro le restrizioni che vigevano nella Cina continentale dove il governo nazionalista che vietava film che non fossero girati in mandarino e che inneggiassero alla violenza. Exploit che continuò negli anni della guerra contro il Giappone, contesto che ispirò film che raccontavano la resistenza cinese al dominio nipponico.

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Ma la vera battaglia intestina del cinema cinese è sempre stata una battaglia linguistica tra mandarino e cantonese, che sino all’innovazione del sonoro non aveva destato preoccupazioni. Relegato fino ad allora a produzioni minori, il cinema cantonese conobbe la sua rivalsa a metà degli anni Cinquanta con l’avvento della televisione e pertanto con una maggiore divulgazione.

 

Il vero slancio internazionale del cinema cantonese arrivò negli anni Settanta quando Bruce Lee, californiano di origine cinese, portò il kung fu a livelli internazionali. Nel solco, nei primi anni Ottanta, poi, arrivò e si impose sullo schermo Jackie Chan.

 

Il genere erotico, le arti marziali, il fantasy si raffinarono, mentre iniziò ad affermarsi anche un cinema dai toni sociali. Tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta Hong Kong diventò una vera fucina di produzioni cinematografiche, nelle quali i generi iniziarono a influenzarsi tra loro e a mescolarsi. Il carattere distintivo e peculiare del cinema orientale che influenzò maggiormente il cinema occidentale fu legato alla qualità coreografica delle scene d’azione, che apparivano fluide come fossero danzate (Kill Bill e Matrix, per fare qualche esempio).

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Con le giovani leve, poi, e registi più disposti a sperimentare (vedi Wong Kar-Wai) il cinema di Hong Kong cominciò a puntare l’obiettivo della mdp non più verso le scene spettacolari e funamboliche ma nelle tempeste emotive e silenziose dei personaggi, verso l’interno, l’intimità, più che verso l’esterno. Così facendo il cinema made in Hong Kong si faceva riconoscere anche in qualità di cinema d’autore.

Ciononostante, dalla metà degli anni Novanta sino ai primi dei Duemila, Hong Kong e il suo cinema non sono più stati all’altezza di quelle produzioni di quella qualità, iniziando ad attraversare una parabola discendente che sembrava non conoscere punti di svolta e di risalita.

Ma come tutti i fenomeni umani, sociali e culturali, certi aspetti si esauriscono, alcuni si modificano e altri si ripropongono. Nulla scompare mai davvero.

 

Ecco che in questi ultimi anni, il cinema di Hong Kong è tornato a farsi sentire e vedere. Sempre più festival, rassegne e manifestazioni in Occidente, prestano attenzione e danno spazio a produzioni cinematografiche e ad autori di Hong Kong. Non ultimo Il Salento International Film Festival.  Il SIFF ha sempre un occhio di riguardo, attento e particolare per il cinema asiatico. Cinema quello di Hong Kong che ha capito che, al pari dell’umanità e dei suoi dissidi che talvolta racconta, per sopravvivere deve imparare ad adeguarsi al cambiamento. Non ultimo il cambiamento coatto imposto dall’emergenza pandemica di questi mesi. Se è vero infatti che Hong Kong è stato uno dei primi paesi dopo Wuhan a registrare casi di Covid-19, è vero anche che l’alto senso civico e di responsabilità ha fatto in modo che, mentre nel resto del mondo il settore teatro e spettacolo ha subito una battuta di arresto senza precedenti, a Hong Kong già dai primi di maggio i cinema hanno riaperto, sebbene con le dovute precazioni a favore della sicurezza. Come a voler sottolineare che il comparto cinema è parte attiva e integrante dell’economia di un Paese, quello di Hong Kong, capace di modificare i propri standard senza rinunciare a nulla. Arte compresa. E chissà che l’emergenza non costituirà – come è probabile che avvenga – da oggi in poi, uno dei nodi tematici cruciali per i cineasti contemporanei, asiatici e non solo. Non ci resta che aspettare di poter vedere al più presto le prossime proposte cinematografiche del cinema di Hong Kong al Siff 2021.