Rapido excursus sulla storia del cinema persiano.

Incentrato sui temi sociali, il cinema iraniano è tra i più fecondi in termini di produzioni cinematografiche di qualità, nel più vasto panorama del cinema asiatico, sebbene sia arrivato un po’ in ritardo sulla linea della storia. Ad oggi, si annovera secondo solo alle numerose e spettacolari produzioni di Bollywood.

Quasi in maniera leggendaria, si narra che nel 1900 quinto Shah della dinastia Qajar comprò una cinepresa per il ritrattista ufficiale di corte, Mirza Ibrahim Khan Akkas-Bashi, affinché documentasse le attività della famiglia reale. Sarebbe questo il mito di fondazione della nascita della cultura cinematografica in Iran.

Il primo cinema, invece, inteso come spazio di fruizione dei film, sembra sia stato, in quegli stessi anni, il retrobottega di un mercante.

Con riprese di proclamazioni e cerimonie ufficiali della famiglia reale e di importanti costruzioni in corso d’opera, come quelle della ferrovia trans-iraniana, un po’ come era successo con la volontà di raccontare la quotidianità dei Lumière, anche il cinema iraniano primigenio sembra essere un cinema di impostazione documentaristica.

Il primo film da potersi considerare tale fu realizzato nel 1930, rigorosamente in bianco e nero e muto. Ma già tre anni dopo venne realizzato il primo film sonoro. In Iran sembra che il passaggio tecnologico abbia bruciato le tappe ordinarie della sperimentazione.

I primi film iraniani però, non furono completamente iraniani. Infatti, per alcune difficoltà nel processo di realizzazione, venivano girati in India. Bisognerà attendere gli anni Cinquanta del Novecento per iniziare a vedere i primi film iraniani girati in territorio iraniano.

Sebbene in termini quantitativi saranno ancora i film stranieri a dominare, in termini qualitativi, gli anni Sessanta furono la Golden Age del cinema iraniano. Le produzioni dei cineasti iraniani sperimentavano punti di vista e idee narrative e artistiche differenti, ottenendo riconoscimenti importanti.

Già il decennio successivo però, con la rivoluzione islamica, le produzioni cinematografiche iraniane si ridussero notevolmente. Bisognerà attendere gli anni Ottanta per iniziare a pensare a strategie che incentivassero nuovamente il cinema iraniano e le sue produzioni. Intanto, però i suoi autori avevano iniziato a trasferirsi all’estero dove, probabilmente, avrebbero incontrato maggiori occasioni di espressione.

Una nota particolare e a parte, merita poi l’animazione nella produzione iraniana per il grande schermo. Animazione che, già negli anni Settanta, vide artisti e creativi sperimentare tecniche differenti rispetto alla grafica, come lo stop-motion. I soggetti erano legati alle fiabe della tradizione iraniana, dal forte valore simbolico e che facessero passare temi sociali importanti abbinati ad una notevole gusto estetico delle immagini.

Dagli anni Ottanta ai Duemila, sino ad oggi, il cinema iraniano è ancora nel pieno delle sue produzioni notevoli e internazionalmente riconosciute. Produzioni che hanno valso all’Iran il secondo posto sul podio del comparto cinematografico asiatico, dopo l’India.

La ricerca della verità, l’impegno sociale, la naturalezza e il rapporto tra arte e vita hanno costituito i nuclei fondanti della migliore produzione iraniana al suo acme.